
Se non vivete in una grotta su Plutone con gli occhi chiusi e le orecchie tappate, avrete sentito parlare dell’innovazione tecnologica più in voga del 2012: la radio.
Fiumi di inchiostro sono stati spesi a decantare questa novità.
Pensate: un nuovo mezzo a metà tra il telefono ed Internet, che dal primo mutua l’uso dell’audio (quindi voce e musica) e dal secondo la possibilità di comunicare anche con destinatari sconosciuti.
Anche stavolta si sono sprecati i commenti degli esaltati di tutto ciò che è futuristico, che sottolineano come la radio permetterà (anzi, permette già) comunicazioni più veloci (l’ascoltare contro il leggere) e decentrate (non più solo Facebook e Twitter: chiunque potrà creare la propria radio) e ipotizza un futuro in cui saranno le radio a fomentare le rivoluzioni, permettendo ai popoli in rivolta contro dittatori o invasori di avere notizie fresche dagli Stati liberi. Ciò che Facebook e Twitter sono stati per la primavera araba, ma con maggiore immediatezza.
Tutto ciò lo avete sentito già. Ma in pochi vi raccontano i lati negativi di questo idillio.
Sapevate ad esempio che le frequenze radio sono limitate?
Superata l’euforia iniziale, non è escluso che le radio libere una dopo l’altra capitoleranno e il potere su questo nuovo media si concentrerà in poche mani (in fondo non è già successo con i social network?) e allora addio rivoluzioni.
Sta già accadendo: via via alcuni programmi radio stanno diventando più popolari e i grandi gruppi industriali si stanno accaparrano le stazioni che li ospitano. E tutta la gente è contenta: c’è il DJ famoso di turno e loro, pur di parlarci, telefonano in diretta, in altre parole lavorano gratis per chi li sta assoggettando.
Inoltre dalle radio passa tantissima musica e registrare ciò che arriva da una radio è facilissimo. L’industria musicale sta perdendo miliardi per colpa della radio.
Ritengo urgente una legge dello Stato che impedisca la vendita di dispositivi di registrazione e che comunque renda responsabili le stazioni radio delle registrazioni abusive che i suoi ascoltatori fanno.
E che dire dei danni alla salute?
Già il termine radio dovrebbe far insospettire (la radio non fa venire subito in mente anche a voi la radioattività?): tutte le trasmissioni delle radio, in fatti, avvengono tramite onde, che non si vedono ma che indubbiamente hanno un effetto sul nostro corpo. E ormai ci sono ripetitori radio ovunque: in confronto il wireless è una puzzetta. E’ vero che non ci sono ancora prove concrete che le onde radio danneggino la salute ma che fine ha fatto il principio di precauzione?
Alcuni esperti temono ripercussioni anche sull’evoluzione del nostro cervello: l’enorme diffusione che le radio stanno avendo, a discapito di Internet, stanno spostando la nostra cultura da una comunicazione prettamente scritta ad una orale, facendoci regredire di svariati millenni. E’ risaputo che l’apprendimento della lingua scritta fa sviluppare alcune parti del cervello che, di questo passo, via via si atrofizzeranno. Ci aspetta un futuro da analfabeti?
Per non parlare del romanticismo: chi di noi non ha mai scritto un’email d’amore? Il fremito di quel click sul pulsante Invia potrebbe scomparire presto. A voi non manca già?
E delle ripercussioni sui rapporti sociali ne vogliamo parlare?
Non c’è più locale pubblico che non abbia una radio: è diventato impossibile comunicare nei locali pubblici, sia dal vivo per via del rumore di fondo, sia tramite computer per l’impossibilità di concentrarsi. E non vi fanno tristezza quelle famiglie con la radio di sottofondo, che nessuno ascolta ma che impedisce la comunicazione tra moglie, marito e figli? (sarà un caso ma il boom delle radio coincide con un incremento esponenziale tra i bambini dell’incidenza di ADHD, la sindrome di deficit di attenzione e iperattività).
Mi duole dirlo: si stava meglio quando si stava peggio.
Indubbiamente la radio ha portato con sé dei vantaggi, ma io – chiamatemi pure nostalgico – sogno di tornare nel mondo di Internet.
Un mondo di silenzio, in cui se volevi ascoltare musica acquistavi il tuo MP3 o andavi ad un concerto, un mondo in cui avevi tutto il tempo per pensare prima di scrivere, un mondo in cui i rapporti sociali erano ancora importanti e non erano assoggettati ad un terribile e onnipresente rumore di fondo.1

- Le (fantastiche) immagini sono state create dalla Moma Propaganda. [↩]















