Se non vivete in una grotta su Plutone con gli occhi chiusi e le orecchie tappate, avrete sentito parlare dell’innovazione tecnologica più in voga del 2012: la radio.

Fiumi di inchiostro sono stati spesi a decantare questa novità.
Pensate: un nuovo mezzo a metà tra il telefono ed Internet, che dal primo mutua l’uso dell’audio (quindi voce e musica) e dal secondo la possibilità di comunicare anche con destinatari sconosciuti.

Anche stavolta si sono sprecati i commenti degli esaltati di tutto ciò che è futuristico, che sottolineano come la radio permetterà (anzi, permette già) comunicazioni più veloci (l’ascoltare contro il leggere) e decentrate (non più solo Facebook e Twitter: chiunque potrà creare la propria radio) e ipotizza un futuro in cui saranno le radio a fomentare le rivoluzioni, permettendo ai popoli in rivolta contro dittatori o invasori di avere notizie fresche dagli Stati liberi. Ciò che Facebook e Twitter sono stati per la primavera araba, ma con maggiore immediatezza.

Tutto ciò lo avete sentito già. Ma in pochi vi raccontano i lati negativi di questo idillio.

Sapevate ad esempio che le frequenze radio sono limitate?
Superata l’euforia iniziale, non è escluso che le radio libere una dopo l’altra capitoleranno e il potere su questo nuovo media si concentrerà in poche mani (in fondo non è già successo con i social network?) e allora addio rivoluzioni.

Sta già accadendo: via via alcuni programmi radio stanno diventando più popolari e i grandi gruppi industriali si stanno accaparrano le stazioni che li ospitano. E tutta la gente è contenta: c’è il DJ famoso di turno e loro, pur di parlarci, telefonano in diretta, in altre parole lavorano gratis per chi li sta assoggettando.

Inoltre dalle radio passa tantissima musica e registrare ciò che arriva da una radio è facilissimo. L’industria musicale sta perdendo miliardi per colpa della radio.
Ritengo urgente una legge dello Stato che impedisca la vendita di dispositivi di registrazione e che comunque renda responsabili le stazioni radio delle registrazioni abusive che i suoi ascoltatori fanno.

E che dire dei danni alla salute?
Già il termine radio dovrebbe far insospettire (la radio non fa venire subito in mente anche a voi la radioattività?): tutte le trasmissioni delle radio, in fatti, avvengono tramite onde, che non si vedono ma che indubbiamente hanno un effetto sul nostro corpo. E ormai ci sono ripetitori radio ovunque: in confronto il wireless è una puzzetta. E’ vero che non ci sono ancora prove concrete che le onde radio danneggino la salute ma che fine ha fatto il principio di precauzione?

Alcuni esperti temono ripercussioni anche sull’evoluzione del nostro cervello: l’enorme diffusione che le radio stanno avendo, a discapito di Internet, stanno spostando la nostra cultura da una comunicazione prettamente scritta ad una orale, facendoci regredire di svariati millenni. E’ risaputo che l’apprendimento della lingua scritta fa sviluppare alcune parti del cervello che, di questo passo, via via si atrofizzeranno. Ci aspetta un futuro da analfabeti?

Per non parlare del romanticismo: chi di noi non ha mai scritto un’email d’amore? Il fremito di quel click sul pulsante Invia potrebbe scomparire presto. A voi non manca già?

E delle ripercussioni sui rapporti sociali ne vogliamo parlare?
Non c’è più locale pubblico che non abbia una radio: è diventato impossibile comunicare nei locali pubblici, sia dal vivo per via del rumore di fondo, sia tramite computer per l’impossibilità di concentrarsi. E non vi fanno tristezza quelle famiglie con la radio di sottofondo, che nessuno ascolta ma che impedisce la comunicazione tra moglie, marito e figli? (sarà un caso ma il boom delle radio coincide con un incremento esponenziale tra i bambini dell’incidenza di ADHD, la sindrome di deficit di attenzione e iperattività).

Mi duole dirlo: si stava meglio quando si stava peggio.

Indubbiamente la radio ha portato con sé dei vantaggi, ma io – chiamatemi pure nostalgico – sogno di tornare nel mondo di Internet.
Un mondo di silenzio, in cui se volevi ascoltare musica acquistavi il tuo MP3 o andavi ad un concerto, un mondo in cui avevi tutto il tempo per pensare prima di scrivere, un mondo in cui i rapporti sociali erano ancora importanti e non erano assoggettati ad un terribile e onnipresente rumore di fondo.1

  1. Le (fantastiche) immagini sono state create dalla Moma Propaganda. []

Ultimo capitolo della prova su strada di OwnCloud, il cloud al tuo servizio1.

Gnome

Per poter accedere al proprio spazio OwnCloud bisogna aprire Nautilus e inserire (vai con un Ctrl-L!) come indirizzo dav://<ilvostroindirizzoowncloud>/files/webdav.php. Et voilà!

Non aspettatevi grandi cose, però: si possono spostare, copiare, cancellare file e cartelle. In base a quanto è fatta bene la singola applicazione, si possono anche aprire i file, ma non è sempre detto. E comunque l’utilizzo “a caldo” dei file da un’applicazione nel migliore dei casi è lentissimo.

KDE

Con Dolphin di KDE vale più o meno lo stesso discorso, usando l’indirizzo webdav://<ilvostroindirizzoowncloud>/files/webdav.php.

Pro e contro sono praticamente gli stessi di Gnome.

Riga di comando

Un’alternativa è montare OwnCloud in una cartella locale. Qui bisogna già essere un minimo più smaliziati. Ecco come fare (il tutto da riga di comando):

  1. Installa il supporto a WebDAV:
    sudo apt-get install davfs2
  2. Configura il supporto a WebDAV in modo che ci possano accedere tutti gli utenti senza avere i permessi di amministratore:
    sudo dpkg-reconfigure davfs2 (quando chiede se dare a tutti i permessi rispondi un bell’Yes)
  3. Aggiungi l’utente che dovrà montare OwnCloud nel gruppo di coloro che possono farlo:
    sudo usermod -aG davfs2 <nomeutente>
  4. Modifica il file /etc/fstab e aggiungi le righe seguenti:
    http://<ilvostroindirizzoowncloud/files/webdav.php /media/owncloud davfs user,rw,noauto 0 0
  5. Crea la cartella /media/owncloud.
  6. Crea nella home di ogni utente la cartella .davfs2.
  7. Crea nella cartella .davfs2 appena creata il file secrets con le credenziali d’accesso, in questo formato:
    http://<ilvostroindirizzoowncloud/files/webdav.php <nomeutente> <password>
  8. Impostare i permessi giusti per il file secrets:
    sudo chmod 600 .davfs2/secrets
  9. Montare finalmente OwnCloud
    mount /media/owncloud
  10. Se lo si vuole montare già all’avvio, basta aggiungere il comando di mount nel file ~/.bashrc.

Così funziona ;)

Certo, non è veloce come una cartella locale ma funziona!

Cosa manca davvero

Come già detto nel primo articolo, ciò che manca davvero è un programma client che gestisca le sincronizzazioni tra una cartella locale e OwnCloud, come fa egreggiamente Dropbox. Gli sviluppatori promettono che presto ci sarà e nel frattempo consigliano di usare Mirall (se qualcuno l’ha usato, lasci un commento!). Niente comunque che un utente esperto non sappia risolvere con rsync ;)

Non appena ci sarà un client maturo, non ci sono più scuse per non usare OwnCloud!

Considerazioni finali

Si conclude così questa serie di post asfissianti su OwnCloud.

Riassumendo posso dire che la parte web è decisamente matura e si può usare anche in ambiti professionali. Purtroppo invece il supporto delle varie funzioni lato client è altalenante:

  • lo streaming musicale è supportato da alcuni client, da altri no e da altri sì ma malamente. In particolare mi dispiace che non sia supportato da Rhythmbox, il player ufficiale di Ubuntu. Ad ogni modo ormai da mesi uso OwnCloud in abbinata con Banshee e vivo sereno (diciamo che funziona al 90%).
  • la rubrica e il calendario ormai funzionano con tutti i client più diffusi, anche se sinceramente non ne faccio ancora un uso massivo.
  • la gestione dei file va ma con un po’ di lentezza. La cosa migliore in questo caso è effettuare un mounting. Se ci fosse un client di sincronizzazione sarebbe il massimo.
  • L’uso con Android è fattibile ma mi sembra di capire che il funzionamento sia un po’ ballerino. Non ho esperienza diretta perché odio gli smartphone :) . Invito Davide Pesenti ha lasciare un commento raccontando la sua esperienza.

Aggiungo solo una nota negativa da sviluppatore: non esistono ancora delle API e quindi per sviluppare applicazioni aggiuntive bisogna accedere direttamente al core dell’applicazione, il che non è buona cosa. Gli sviluppatori del progetto si sono già posti comunque il problema e stanno lavorando per ovviarlo.

La serie è stata talmente lunga da diventare quasi obsoleta: gli sviluppatori lavorano a testa bassa per OwnCloud 4 e inoltre tra venti giorni debutterà OwnCloud.com, il parallelo servizio “commerciale”.

Per quanto mi riguarda, terrò d’occhio l’evoluzione di questo progetto. Vi consiglio di fare altrettanto ;)

  1. Post precedenti: 1) OwnCloud 3, il cloud sotto il tuo controllo. 2) OwnCloud: una prova su strada. 3) OwnCloud alla prova dei lettori musicali per Linux. 4) OwnCloud alla prova di rubrica e calendario. []

Ancora prove su strada per OwnCloud1. Stavolta tocca alla rubrica e al calendario.

Anche queste prove sono state fatte in collaborazione con Davide Pesenti, che anzi ne sta facendo un uso più continuativo rispetto a me.

Con OwnCloud è infatti possibile avere rubriche dei contatti e calendari, utilizzabili anche dai vari client, rispettivamente attraverso il protocollo CardDAV e il protocollo CalDAV.

Al contrario dei lettori musicali, qui è stato un pieno successo: tutti i client principali funzionano alla perfezione. C’è solo da tener conto di un’accortezza: beccare l’indirizzo giusto per identificare la rubrica o il calendario da utilizzare.

Ad esempio, per avere l’indirizzo esatto della rubrica si fa così:

  1. Vai sul tuo sito OwnCloud.
  2. Apri l’applicazione Contact.
  3. Clicca sul pulsante Rubriche.
  4. Identifica la rubrica che vuoi utilizzare (probabilmente default) e clicca sulla corrispondente icona con il mondo.
  5. Copia l’URL che ti viene mostrato: è l’URL da usare nel client.

Per i calendari il discorso è analogo.

Andiamo ora ai client…

Evolution

Evolution se la cava egregiamente, senza dover installare estensioni o cose strane. Basta creare un nuova rubrica di tipo CalDav e/o un nuovo calendario di tipo CardDav2.

Thunderbird

Thunderbird (versione 10: con quelle precedenti non c’è speranza) necessità di un’estensione per poter accedere alla rubrica: SoGo Connector (scaricabile da qui). Una volta installata l’estensione, è possibile creare una nuova rubrica remota.

Per gestire i calendari (in generale, non solo quelli di OwnCloud) bisogna installare invece l’estensione Lightning. L’uso di un calendario OwnCloud funziona poi tranquillamente senza installare altro.

KDE

Il discorso fatto per i player musicali vale naturalmente anche qui: OwnCloud è nato in seno a KDE e si sente.

Ho fatto una prova con KDE 4.73 ed è bello vedere come OwnCloud si integra con il sistema. Si possono impostare il calendario e la rubrica direttamente da Configurazione di sistema / Informazioni personali. Basta dire che si vuol creare due risorse Groupware DAV (una per la rubrica e una per il calendario). Una volta inseriti (configurazione manuale) i dati di accesso, il gioco è fatto: rubrica e calendario sono all’interno del sistema.

Tra l’altro per KDE non vale il discorso fatto in premessa: si può inserire l’URL principale (es. http://demo.owncloud.org/apps/contacts/carddav.php) e il sistema riconoscerà tutte le rubriche / i calendari presenti sulla propria nuvoletta.

Se vi sembra troppo complesso, in KDE 4.8 si può scegliere la configurazione “OwnCloud” e vi verranno chieste ancora meno informazioni :) .

Android

Non uso neanche Android: lo ha testato per noi Davide Pesenti. Riferisco quindi che per Android ci sono CardDAVSync (per la rubrica) e CalDAVSync (per il calendario), il primo free e il secondo a pagamento.

Ancora?

Per concludere la carrellata, resta da vedere come se la cava OwnCloud per il suo uso principale: la gestione dei file.

Lo vedremo nel prossimo post…

  1. Post precedenti: 1) OwnCloud 3, il cloud sotto il tuo controllo. 2) OwnCloud: una prova su strada. 3) OwnCloud alla prova dei lettori musicali per Linux. []
  2. Ad essere sinceri, Davide segnala che il calendario ogni tanto misteriosamente diventa read only . []
  3. Una prova veloce. Senza andare in guerre di religione, sono un felice utilizzatore di Gnome Shell: ho provato KDE solo su macchina virtuale. []

Continua la prova su strada di OwnCloud 31. Vediamo in questo post come ascoltare la musica messa nel proprio OwnCloud dal proprio lettore di musica su Linux. Questo post è stato scritto grazie all’indispensabile collaborazione di Davide Pesenti.

OwnCloud infatti supporta il protocollo Ampache per lo streaming musicale: ciò vuol dire che è possibile configurare il lettore musicale del proprio sistema operativo per ascoltare i file musicali messi sul proprio OwnCloud.

Purtroppo il supporto al protocollo Ampache è molto altalenante: alcuni lettori lo supportano in pieno, altri malamente e altri per niente.

Abbiamo provato i lettori più noti ed ecco qui di seguito il resoconto, dal peggiore al migliore (strettamente secondo la mia opinione personale).

I lettori musicali che gnea fanno :(

Exaile non ha per niente il supporto ad Ampache: peccato, in linea di massima è un lettore che, pur nella sua bruttezza, mi convince.
Rhythmbox ha un plugin ufficiale, con tanto di pacchetto deb presente sia in Ubuntu che Debian. Peccato che non funzioni: non viene mostrato neanche tra la lista dei plugin2.

I lettori musicali che ce la fanno ma che non mi piacciono :)

Tomahawk ha un plugin pre-installato (lui li chiama resolver) che dichiara di funzionare con OwnCloud e mantiene le promesse. Solo che è un lettore un po’ particolare, “social”, e l’ho trovato grazioso ma poco chiaro nell’utilizzarlo.
Funziona perfettamente anche Viridian, che però è un lettore musicale esplicitamente creato per Ampache e solo per Ampache: non si possono leggere gli mp3 del proprio computer, il che mi sembra una limitazione non da poco.

I lettori musicali vincenti :D

Amarok funziona perfettamente. E vorrei ben vedere: sia OwnCloud che Amarok nascono all’interno di KDE.

Può non piacere ai puristi, ma funziona perfettamente anche Banshee, purché si installi il pacchetto banshee-extensions-ampache.
Per quel che mi riguarda, usando Gnome e non KDE, penso che sarà Banshee il mio lettore collegato ad OwnCloud.

C’è dell’altro?

Sarebbe interessante scoprire come funzionano i lettori Windows e i lettori Mac. Davide ha provato anche Justplayer per Android ma non è riuscito a farlo funzionare. Se qualcuno ha fatto delle prove in proposito o conosce altri lettori che sarebbe interessante provare, lasci un commento.

  1. Post precedenti: 1) OwnCloud 3, il cloud sotto il tuo controllo. 2) OwnCloud: una prova su strada. []
  2. Da una prima occhiata mi sembra che il codice sia obsoleto e riferito a versioni vecchie di Rhythmbox. È comunque un Bug noto. []

OwnCloud: una prova su strada

Posted: 8th febbraio 2012 by ufic in Rete
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Dopo la presentazione di OwnCloud, vediamo di fare una prova su strada per scoprire come si installa e analizzarne pregi e difetti.

Installazione

Il primo passo è ovviamente l’installazione. Per far questo bisogna avere uno spazio web. Io naturalmente ho usufruito di www.carnazzo.it, che pago a Tophost una manciata di euro l’anno1.
L’installazione avviene in pochi passi (maggiori informazioni nella guida ufficiale). Bisogna:

  1. Scaricare OwnCloud.
  2. Copiarlo e scompattarlo nel proprio spazio web.
  3. Impostare permessi 750 nella cartella data e 777 nella cartella data.
  4. Creare il database.
  5. Accedere dal browser all’indirizzo del vostro OwnCloud (l’indirizzo cambia in base a dove lo avete installato).
  6. Inserire le credenziali che avrà il vostro utente amministratore e i dati per accedere al database.

Piccola nota: Io a fine installazione ho ricevuto un brutto errore MySQL riguardo la chiusura delle connessioni. Dopo comunque ha funzionato tutto comunque.

Utilizzo dell’applicazione web

L’applicazione è talmente intuitiva da non necessitare di nessuna spiegazione: buttatevi e usatela.
La cosa più stupefacente è il visualizzatore PDF: funziona davvero alla grande2.
Utile per gli sviluppatori è anche l’editor di testi con tanto di syntax highlighting per la maggior parte dei linguaggi di programmazione.
Il lettore musicale pecca in usabilità e ogni tanto il pulsante per aggiornare la collezione non sembra funzionare come si deve. In un prossimo post mostrerò comunque come usare i lettori musicali del proprio sistema operativo per accedere alla musica del proprio OwnCloud.
Funziona molto bene invece la galleria di immagini; peccato solo che non ci sia un pulsante per rendere una galleria pubblica (cosa che invece si può fare con le cartelle di file).
Il calendario sinceramente l’ho disattivato: non mi sento ancora pronto per abbandonare Google Calendar.
Il gestore dei contatti invece fa il suo sporco lavoro come si deve, un po’ come quello di Google, che via via vorrei dismettere.
Il gestore di segnalibri potrebbe essere migliorato in usabilità e in gradevolezza estetica ma anche quello fa comunque il suo dovere.

Insomma: l’applicazione web ha piccoli punti migliorabili ma nel totale va più che bene. E il team è già al lavoro su OwnCloud 4, che dalle prime anticipazioni dovrebbe portare la possibilità di personalizzare lo stile dell’applicazione web e soprattutto un client tipo Dropbox per sincronizzare i file tra vari computer.

Nel prossimo post una prova su strada tra i vari lettori musicali del panorama Linux per poter ascoltare la musica di OwnCloud senza andare necessariamente nel sito.

  1. Per inciso: in rete ho sentito parlare abbastanza male di Tophost ma per quel che mi riguarda finora mi ci sono trovato benissimo. Tra l’altro si appoggia a Seeweb, che ritengo la più affidabile azienda del settore. []
  2. Nota tecnica: si basa su pdf.js. La libreria funziona benissimo ma ritengo folle fare un lettore PDF in Javascript :D . []

E’ stato rilasciato pochi giorni fa OwnCloud 3, la nuova versione di un’applicazione web che trovo fondamentale per poter tornare ad avere il pieno controllo delle proprie applicazioni e dei propri dati.

Se avete fretta e siete curiosi: potete andare direttamente a provare la demo online.

Perché OwnCloud è importante

Già qualche tempo fa parlavo di come sia auspicabile che l’utente torni a controllare ciò che è suo, senza dover cedere il proprio “io digitale” agli sconosciuti (leggi Google o Facebook).
La recente chiusura di Megaupload (legittima, a mio parere) con conseguente (illegittima, a mio parere) perdita di tutti i dati di chi pagava il servizio, rendono evidente quanto questa esigenza sia importante ed urgente.

Su questo fronte OwnCloud ha imboccato la strada giusta. Mette insieme le applicazioni essenziali per chiunque, con un’attenzione particolare per l’usabilità e la gradevolezza estetica, aspetti troppo spesso sottovalutati nel mondo dei nerd opensource.

Cosa offre

OwnCloud è un’applicazione web che mette insieme:

  • Un gestore di file.
  • Un lettore musicale.
  • Una galleria di foto
  • Un lettore PDF
  • Un editor di testi
  • Un calendario.
  • Una rubrica.

Ogni file può essere tenuto privato, condiviso tra un gruppo di utenti o reso pubblico.
Alcune sue funzioni, sfruttando protocolli standard, possono essere utilizzate anche da applicazioni esterne:

    • Si può accedere ai file dal proprio gestore risorse.
    • Si può accedere alle canzoni dal proprio lettore musicale.
    • Si può accedere alla rubrica dal proprio programma di posta
    • Si può sincronizzare il calendario con i gestori di promemoria.

Inoltre OwnCloud è modulare: chiunque ne abbia le capacità, può aggiungerci altre applicazioni per aggiungere nuove funzioni.

Tutto rose e fiori?

Pur essendo alla sua versione 3, OwnCloud ha ancora della strada da fare.

Innanzitutto spesso l’uso di applicazioni esterne per sincronizzarsi non è sempre facilissimo: ci vorrebbe tutta una serie di estensioni per i vari lettori musicali, lettori di posta e via di seguito per facilitare il tutto.

Resta poi naturalmente lo scoglio della difficoltà che comporta installare e gestire un server: per ovviare a ciò (e per monetizzare; aspetto indispensabile per la sostenibilità di un progetto), sta nascendo parallelamente OwnCloud.com, che fornirà il servizio “chiavi in mano”1.

Progetti per il futuro

Lo sviluppo di estensioni per le varie applicazioni esterne è già cominciato e spero ci si focalizzi molto su questo.

Inoltre dovrebbe arrivare quanto prima un programmino che sincronizza i file tra le proprie cartelle locali e il proprio spazio OwnCloud2: appena sarà pronto, potrà rimpiazzare il comodissimo (ma chiuso) Dropbox.

Il progetto, come si può vedere, è ambizioso. Io mi auguro che abbia successo e faccia scuola3.

  1. So cosa state pensando: così siamo punto e a capo. Però, se ne hai la capacità, non sei obbligato ad usarlo e comunque, essendo opensource, sai cosa c’è dietro. []
  2. Non sono sicuro ma credo si stia lavorando anche per la versione su Android. []
  3. Nel mio piccolo ho collaborato alla traduzione italiana: spero in futuro di riuscire a fare qualcosa in più. []

Babbo Natale, odi et amo

Posted: 26th dicembre 2011 by ufic in Politica
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Odio Babbo Natale perché:

  • Non mi sembra giusto prendere in giro mia figlia.
  • Ha una lista dei buoni e dei cattivi. Mi sembra il classico moralismo banalizzante dei cristiani.
  • Non è equo nella distribuzione dei doni: sono sempre proporzionali al censo delle famiglie dei bambini.
  • E’ servo della Coca Cola.

Amo Babbo Natale perché:

  • Un pizzico di magia nella vita ci vuole.
  • Il carbone, oggettivamente, non l’ha mai portato a nessuno.
  • E’ sempre meglio di quella terrificante Santa Lucia con gli occhi nel piatto.
  • Verrà anche dall’America, ma è nato in Italia, passato per l’Est Europa, spostato in America e ritornato qui: un vero esempio di globalizzazione positiva.
  • Nasconde l’autore vero del regalo, rendendo più probabili i regali disinteressati.
  • Fa felice mia figlia. E forse tanto basta.

Mi sa che vincono i pro.

Buon Natale.

Sinceramente mi vergogno un po’ a scrivere questa guida: installare la chiavetta TIM su Ubuntu è così facile che potrebbe riuscirci anche Belen Rodriguez.

Se lo faccio è solo perché sul web è pieno di guide terroristiche, che spiegano come installarla passando dal terminale, tramite pratiche esoteriche e altri atti sconvenienti in clima natalizio. Tanto che un’amica presa dal panico mi ha consegnato il suo portatile e mi ha chiesto di installargliela io.

Il computer in questione ha un Ubuntu 10.04 (Lucid Lynx per gli amici) ma per curiosità ho provato con l’ultima 11.10 (detta Oneiric Ocelot) e funziona praticamente allo stesso modo.

Ecco quindi come fare:

  1. Inserisci la chiavetta (no, ma dai!).
  2. Dopo un paio di secondi apparirà una finestra che ti proporrà di installare non so cosa: ignorala e clicca su Annulla.
  3. Vai sul gestore di connessioni (meglio noto come NetworkManager). Si trova in alto a destra: è una delle icone vicino all’orologio.
  4. Clicca su Nuova connessione a banda larga mobile (GSM)…
  5. Partirà una procedura guidata: seleziona Italia come paese e TIM come gestore (Mister Ovvio colpisce ancora).
  6. L’unica parte che può spaventare è adesso: ti viene chiesto il piano tariffario. Il piano preciso non l’ho trovato, quindi ho scelto Piano tariffario non presente in elenco… e ho indicato  come APN ibox.tim.it1.

Basta: ora puoi navigare.

Quando hai finito, togli la chiavetta oppure vai sul gestore delle connessioni e seleziona Disconnetti.

Le volte seguenti basterà inserire la chiavetta, chiudere la finestra di esecuzione automatica e dal gestore connessioni selezionare TIM connection.

  1. Non so cosa sia un APN ma l’ho trovato nel libretto di istruzioni che accompagnava la chiavetta. Ho scoperto più avanti che selezionando come piano tariffario Maxxi Internet Alice la chiavetta funziona lo stesso ma non mi assumo responsabilità. []

Splinder, probabilmente la più famosa piattaforma di blogging italiana, verrà chiusa il 31 gennaio 2011. Insieme ad essa, una marea di blog italiani diventeranno “un fiocco di neve che non cade da nessuna parte”.

Io fortunatamente ho già lasciato Splinder anni fa, ma mi sono occupato di questo nuovo dramma per conto di un amico. Il mio consiglio è stato di spostare tutto su WordPress. Perché:

  • È la piattaforma che conosco meglio.
  • È fottutamente figa.
  • Esiste già un modo noto per effettuare la migrazione.

Si può usare WordPress in vari modi:

  • Su WordPress.com. È una piattaforma di blogging: la filosofia è più o meno la stessa di Splinder. Pro: si resta comunque in una comunity – tra l’altro su piano internazionale e con gestori di alto calibro – e non ci si deve proccupare di aggiornare il motore interno. Contro: la migrazione è un po’ macchinosa (a mio parere non alla portata di un utente medio).
  • Installando il motore WordPress all’interno di uno spazio gratuito, ad esempio su Altervista. Dico Altervista perché c’è un sant’uomo (tale Niccolò Topparo, che – giuro – non conosco) che  sta assistendo gli utenti nella migrazione (vedi più avanti), sopportando le domande più cretine e gli utenti più rompicoglioni. È vero che è pagato per farlo ma io al suo posto avrei mandato tutti a quel paese. Pro: è la via più facile. Contro: bisogna poi gestirsi gli aggiornamenti da soli e la cosa, per quanto WordPress sia semplice, potrebbe non essere alla portata di un utente medio (o con poco tempo).
  • Crearsi un blog di sana pianta su un proprio spazio in hosting o su un proprio server (come il blog che state leggendo). Pro: massima libertà. Contro: se non siete degli smanettoni, lasciate perdere.

Aggiornamento: Appena finito di scrivere, quanto segue potrebbe già essere obsoleto: leggete qui. Non ho più voglia modo di testarlo.

Aggiornamento 2: WordPress.com adesso permette di importare i file di Splinder.

In tutti i casi, può esservi utile la guida e il plugin per WordPress che trovate sul blog di Altervista. Se leggete i commenti di quel post, capite perché Niccolò Topparo va candidato al prossimo Nobel per la pace :) .

Se invece di Altervista, volete spostarvi su WordPress.com1, sappiate che su WordPress.com non si possono installare plugin. Quindi per effettuare la migrazione da Splinder dovete fare così:

  1. Installarvi un WordPress funzionante sul vostro computer in locale (usando ad esempio Instant WordPress). Non sto qui a spiegare come: esistono mille guide in giro per il web…
  2. Importare tutto da Splinder al vostro WordPress locale secondo i consigli del suddetto blog di Altervista.
  3. Esportare dal vostro WordPress tutto il contenuto. Per farlo, dovete andare su Strumenti -> Esporta ed esportare tutto: verrà creato così un file XML.
  4. Andare sul vostro blog su WordPress.com e importare il file XML creato (andando su Strumenti -> Importa -> WordPress).

Se qualcosa nella migrazione va storto, possono tornare utili i consigli di questa pagina.

Sappiate comunque che alla fine di tutto perderete:

  • I link tra un post e l’altro.
  • Il blogroll (la lista dei link “amici”).

Dovete sistemare il tutto a mano.

Due piccole note a margine sulla vicenda Splinder:

  • È un ottimo esempio di come NON vanno gestite le chiusure. L’azienda dietro a Splinder è rimasta in silenzio per giorni dopo che è trapelata la notizia, ora ci sono solo due righe in homepage e non è ancora chiaro che procedura propongono loro per la migrazione (quindi nel dubbio seguite le guide che ho linkato qui) Nel frattempo hanno creato un file di esportazione loro stessi, era ora!. Il risultato è che un’azienda che ha fornito un ottimo servizio per anni, verrà ricordata con odio per un’ultima leggerezza.
  • Pensateci: quando affidate i vostri “dati più cari” a un’azienda, potete sempre rischiare che facciano questa fine.

Per la cronaca: il blog che ho migrato è quello di Fiocotram. Oltre ad essere un amico fraterno, è un maledetto genio. Quindi seguite il suo blog. Perché sì.

  1. Se volete spostarvi su un server vostro, suppongo sappiate già come fare ;) . []

L’era dei personal server

Posted: 6th novembre 2011 by ufic in Rete

L’informatica è ciclica1.

In principio c’erano i mainframe. Macchine gigantesche gestite da persone espertissime, che lavoravano in camice e parlavano una lingua incomprensibile. C’erano anche i terminali: macchine stupidissime e con poca potenza che si collegavano ai mainframe e delegavano a queste macchinone il grosso del lavoro. Insomma: per usare un computer dovevi avere una sbaraccata di soldi e saperne a pacchi.

E poi la svolta: arrivarono i personal computer. Non servivano tanti soldi per usarli ma erano ancora molto complessi. La cosa fa quasi ridere, ora che i bambini sanno scrivere meglio al computer che a penna.

All’improvviso pochi anni fa la svolta: il cloud computing2Non ti serve più un computer potente: comprati un netbook e il lavoro grosso lascialo fare ai server di Google.

Aspetta un attimo: mi sembra di averla già sentita questa storia

Indubbiamente i vantaggi del cloud sono tanti: non devi installare gli stessi programmi in dieci dispositivi diversi, non hai bisogno di computer potenti e costosi e hai i tuoi documenti ovunque vai. Ma ancora una volta il mainframe non è tuo: se non hai i soldi di Mr Google e non ne sai a pacchi.

Ma visto che l’informatica è ciclica, sappiamo già qual è il prossimo passo: i personal server. Un server per casa, o un server per condominio, o tra gruppi di amici (l’espressione “collettivizzazione degli strumenti di lavoro” vi dice qualcosa? :) ). E lì metterci i documenti e i programmi che ci servono: in giro per il mondo useremo il nostro netbook o il nostor smartphone a buon mercato.

Io spero che il movimento open source si renda conto che la direzione è questa. È sempre meno importante se stai usando Windows o UbuntuÈ molto più importante se stai usando Dropbox o ownCloud: è importante se i miei file li possiedo io e so come sono gestiti, invece di cederli a Google (o Facebook o chi vi pare).

Ci vogliono distribuzioni Linux server facili da installare, da difendere dagli attacchi e da aggiornare. E applicazioni web open source fighe e facili da usare.

Amici dell’open source, abbiamo un Facebook libero: si chiama Diaspora (e ne ho già parlato). Usiamolo!
Abbiamo un Dropbox libero: si chiama ownCloud. Usiamolo! (al momento mi sto attrezzando)

Abbiamo un Google Reader  libero decente3? Fatemelo sapere!

Non abbiamo un Google Docs libero, né un Gmail libero? Inventiamoli, corpo di mille balene!

Siamo pronti?

  1. Chi ha giocato a snake prima sui computer e poi sui telefonini lo sa benissimo. []
  2. Uso il termine con una certa diffidenza: è una di quelle parole “giornalistiche” che vuol dire tutto e niente, un po’ come web 2.0 o no-global. []
  3. Sto provando Gregarius ma non mi fa impazzire) o un Del.i.cious libero ((Sto provando Scuttle ma non mi fa impazzire. In realtà ownCloud stesso gestisce anche i bookmark. []